Citazioni

La vostra rete l’hanno inventata loro, questa comodità magica che adesso si infiltra come un odore nei minimi dettagli delle nostre vite, la spesa, i lavori di casa, le tasse, assorbendo la nostra energia, divorando il nostro tempo prezioso. E non c’è innocenza. In nessun posto. Non c’è mai stata. Stava nascosta nel peccato, il peggiore possibile. Man mano che cresceva, non ha mai smesso di portare nel cuore un desiderio freddo e amaro di morte per il pianeta, e non credo che sia cambiato nulla, bambina.

Thomas Pynchon – La cresta dell’onda

No, I’ve not read the books you mention, but I’m definitely aware that these arguments exist. They’ve been around for some time, in fact. I wouldn’t say that they’re “Obvious even to children.” Yes, the scientists were our “elders” as you say, but really it would be more accurate to say that we didn’t have elders. In the way that you describe.

Shackleton – music for the quiet hour

Things which are alike, in nature, grow to look alike,
and the speaking stones have lain a long time lookin’ at the sun.
The speaking stones?
Some believe they descend with the lightning,
but I believe they are on the ground and are projected downward by the bolt.
Did you kill the white man who killed you?
I’m not dead.
What name were you given at birth, stupid white man?
Blake.
William Blake.
Is this a lie? Or a white man’s trick?
– No, I’m William Blake. –
Then you are a dead man.
I’m sorry. I d— I don’t understand.
Is your name really William Blake?
Yes.
Every night…
and every morn’,
some to misery are born.
Every morn’ and every night,
some are born to sweet delight.
Some are born to sweet delight.
Some are born to endless night.
I really don’t understand.
But I understand, William Blake.
You were a poet and a painter.
And now, you are a killer of white men.
You must rest now, William Blake.
Some are born to sweet delight.
Some are born to endless night

Nessuno – Dead Man

Un’ultima cosa” disse ancora Beatty, “almeno una volta nella sua carriera, ogni milite del fuoco, sente un prurito: che cosa dicono i libri? Si chiede. Oh, la voglia di grattarsi per amor di quel prurito, eh Montag? Ebbene, ti do la mia parola, Montag, ne ho letto qualcuno, ai miei tempi, per sapere che cosa dovessi combattere, e ti posso assicurare che non dicono nulla! Nulla che tu possa credere o insegnare. Parlano di persone che non esistono, frutto dell’immaginazione, quando si tratta di narrativa. E se non si tratta di narrativa, sono cose ancora peggiori, diatribe tra professori che si danno reciprocamente dell’idiota, urla di filosofi alla gola l’uno dell’altro. E tutti corrono affannati qua e là, a spegnere le stelle e ad offuscare il sole. Ne esci, alla fine, perduto.

Ray Bradbury, Fahrenheit 451

La conversazione, iniziata dio sa come, concerneva niente di meno che la condizione umana, come si addiceva ad un gruppo di studenti in preda ad una sfrenata sopravvalutazione delle proprie capacità intellettuali. Il tutto solidamente ancorato alla tradizione europea, è avanti con Hegel e Heidegger, Sartre e Camus, un tocco di Focault, e naturalmente una versione accuratamente disinfettata e sterilizzata di Marx .

André Brink, La polvere dei sogni

Io lo vedo dalle ombre della ruggine.
Dal brillare che manca da troppo tempo.
Lo vedo da tutto il nero che sta, sempre più nero,
sotto al tuo motore.
Io lo vedo che invecchi.
Vedo l’olio che abbraccia lievemente tutto il lucido che avevi.
Sento che ogni tanto sei stanca. Come me.
Una ruga, un filo di grasso che ieri non c’era.
Forse un pensiero. Che ieri era dolce ed oggi è come temporale.
Non c’entrano gli anni. Non c’entra la fatica.
C’entra quello che abbiamo visto.
Il male che ci hanno fatto.
Ma il sole torna sempre.
E delle volte ti vedo bambina.
Ti vedo come quel giorno, quando nascesti nella mia vita.
Con i raggi che brillavano nel sole.

La vernice che scottava e toccarla era un piacere.
Il motore incerto e pigro nei primi chilometri.
Ne è passato di tempo e di strada.
Ne abbiamo visto di mondo.
Ne abbiamo avuto di freddo.
E abbiamo riso.
E una volta ti ho spinta per sei chilometri.
E però ci siamo divertiti.
E le rughe non le sento più.
E quel fumo leggero che vien fuori dagli scarichi è senz’altro allegria.
Non può essere olio.
Ma poi ti guardo nel tappo e capisco che hai sete.
Ho sete anch’io e siamo in un bar.
Io dentro che bevo e tu fuori che stai lì.
C’è una ragazza bionda che mi parla.
Io intanto bevo.

E lei dice che mi conosce.
E io penso che ho sete.
E lei dice cosa fai dopo.
E tu stai lì.
E forse fa freddo.
E più tardi torneremo a casa assieme.
E guiderai tu.
Piano, pianino, con quel suonaccio irriverente che fai tu.
E la notte sarà più calda.
Abitata dagli scoppi che si perdono chissà dove
E dormiremo poi.
Nel mio letto io.

Carlo Talamo